``Obraz``

Le divise militari nate per rappresentare visivamente un immaginario di mascolinità assoluta, compiono un percorso di ossimori, virando ad icone di un nuovo possibile femminismo. Cristina Zarbo parte dal recycling e nello specifico dalle uniformi appartenute alla sua famiglia; feticci che fino ai primi decenni del duemila venivano cuciti dalle sartorie della marina militare. L’austerità iconica e il rigore dei capi vintage viene smembrato e ricomposto nella capsule “OBRAZ”, così da tramutarsi in mini-dress o in vezzose giacche e cappotti in lana vergine, ovviamente nelle tinte del verde marcio. Le spalle sono ampie e autorevoli, a contrasto con il punto vita, stretto e ben segnato. Maschere antigas come accessori, cinture portamunizioni, tasche e cerniere a vista, bottoni con stemmi e spalline da giacca in cordone metallico; dettagli che sottolineano uno stile attinto anche dalla filmografia post-apocalittica degli anni Ottanta. A questi elementi vengono poi innestate maglie a coste in lana e denim, pelle, jersey e tessuto tecnico per il bomber. Il giubbotto antiproiettile in misto lana viene edificato lavorandolo all’uncinetto; il jeans viene impuntato a rombi e sfilacciato a mano. Le trecce in fettuccia di cotone e impunturate vengono infine applicate sulle maniche e sui dettagli del bomber.

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